Nome: Dottor Ghearts Chi sono: bella domanda. Non riesco piĂą a sopportare un'Italietta popolata da italioti, da egoismi particolari, da cinici, da prepotenti e dagli sciocchi.
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"Ci sono forti segnali di ripresa un po' dovunque. E anche i contatti con il mondo delle imprese e dei commercianti mi fanno dire che c'è un diffuso ottimismo" (Silvio Berlusconi, 6 novembre 2009)
"Sono tanti anni che stavamo indietro, sembrava che altri fossero pecore bianche e noi quella nera. Stiamo andando nella media dei grandi Paesi, nella media dell'Europa. Noi l'avevamo detto prima della crisi. Altri avevano le economie drogate dalle carte di credito e dalle bolle finanziarie, noi andavamo avanti con la manifattura. Il tempo è stato galantuomo, ora dobbiamo insistere. Occorre evitare che arrivi un'altra crisi. Altri devono controllare di più: in Italia lo abbiamo fatto abbastanza bene" (Giulio Tremonti, 6 novembre 2009)
“Ora che la ripresa avviata è giusto utilizzare selettivamente le risorse disponibili per accelerarla. Questo avvantaggia anche i conti pubblici, perché più cresce il Pil e più si riduce il rapporto deficit-Pil e debito-Pil” (Claudio Scajola, 23 novembre 2009)
Questa l'enfasi delle dichiarazioni governative all'indomani dell'uscita dei dati Ocse sulla ripresa economica in Europa e nel nostro paese: tutti a congratularsi, a farsi fellatio vicendevoli, giocando all'equivoco con gli italiani, perchè i tanto decantati dati OCSE, sono previsioni, suscettibili di variabili e costanti a lungo termine, non un premio per l'attività odierna, come i tre bassotti vogliono dare ad intendere.
Per smentire miseramente le menzogne di chi ci governa basta poco. Siamo nel Nord-Est, il volano economico del nostro paese, il mitico e favoloso mondo imprenditoriale che tira (più di cento pariglie di buoi) la volata alla ripresa, questo il piombo in bocca alle gerarchie lego-pidielline. Viceversa la realtà è ben diversa. Un'indagine informale, condotta da un gruppo di ricerca universitario, si è posta un preciso obiettivo sul campo: attraversare con regolarità di due volte la settimana, per una durata di due mesi,le arterie statali su cui si sviluppano e insistono le maggiori attività commerciali e imprenditoriali, un nastro di asfalto di una sessantina di chilometri, intersecato ad asse con altre arterie, che uniscono tre città ad alta concentrazione di imprese, traenti linfa vitale anche dall'export. Il risultato è desolante: con frequenza settimanale dagli esordi di ottobre ad oggi sono spuntati come funghi enormi cartelli campeggianti con incombenza sulle strade, che recitano "VENDITA TOTALE PER CESSAZIONE ATTIVITA", "LIQUIDAZIONE TOTALE PER CHIUSURA". Le svendite per chiusura si susseguono con ritmo preoccupante, intercalate da picchetti di protesta dei dipendenti licenziati dalle grandi catene che tagliano i rami secchi (per loro) delle filiali, lasciando senza lavoro centinaia di persone. Solo 35 stamane ed è l'ultimo anello di una lunga catena. L'epidemia delle chiusure di esercizi commerciali, di filiali industriali e di intermediari contagia anche le città, dove sono parecchie le vetrine tappezzate dai manifesti delle svendite, degli sconti e ribassi per la chiusura. Se le saracinesche rimangono abbassate, le persiane degli immobili non si aprono, i cartelli delle vendite immobiliari rimangono affissi ai balconi da ormai mesi, tempo che sfiora persino l'anno, se non più.
Se questa è ripresa, allora non osiamo immaginare cosa sia la crisi vera. Ma cosa succederà a gennaio quando scadranno gli ammortizzatori sociali? Chi si occuperà dei lavoratori disoccupati, visto che il governo li ignora? Dove sono le risorse necessarie al sostegno della disoccupazione? Dove è il punto di PIL promesso d Berlusconi con l'abolizione delle provincie e degli enti inutili? Sono necessarie in questo momento le grandi opere quali le centrali e il ponte, e non sarebbe più saggio dirottare queste risorse per misure serie a favore delle famiglie, in sostituzione delle pagliacciate propagandistiche della social card e affini?
E' palese la discrasia, lo scollamento che c'è tra una politica governativa approssimativa e la realtà economico-sociale del paese. In questo scollamento si insinua qualcuno che specula e guadagna dalla crisi: Mediaset ancora ieri ha guadagnato in Borsa, forte di un monopolio sempre più favorito dal digitale terrestre. Impregilo, ENEL ed ENI sono in coda ai viaggi del cavaliere e in pole position per enormi affari che arricchiscono solo loro. Nell'ombra le organizzazioni poco chiare attendono le grandi opere. Intanto un uomo consolida il potere immobiliare e finanziario, getta il tempo dei cittadini per curare i propri affari giudiziari, mentre i grandi vecchi, i pezzi da novanta occulti si arricchiscono.