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Riflessioni, pensieri sparsi, urla di rabbia

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Utente: PeterPan12
Nome: Dottor Ghearts
Chi sono: bella domanda. Non riesco più a sopportare un'Italietta popolata da italioti, da egoismi particolari, da cinici, da prepotenti e dagli sciocchi. Chi volesse ricevere gratis le pubblicazioni di Peter invii una mail. saranno presi gli opportuni accordi. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001
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venerdì, 20 novembre 2009

Il No Berlusconi Day è una grande prova di maturità della base, ma la manifestazione è moto di popolo e tale deve restare


Dopo una lunga riflessione anche questo blog aderisce al No Berlusconi Day del 5 dicembre e sarà presente a Roma, per manifestare tutto lo sdegno per un'intera e triste vicenda politica che ha annebbiato gli ultimi due decenni, nella vita del nostro paese. Il berlusconismo aggressivo, invadente e corrosivo, ghermisce interi corpi sociali, pervade la vita politica, morale e culturale italiana. Il bombardamento mediatico a cui siamo sottoposti, una sorta di epica delle imprese del conducator, asfissia le coscienze, assopisce la libertà di critica, uccide la libertà di espressione, la satira, l'informazione libera e contraria. Ogni settore della vita è occupata in pianta stabile dal berlusconismo, dai suoi seguaci, dai suoi adoratori; ogni voce contraria viene annichilita, complice un'opposizione sterile, inconcludente, che ha sprecato energie sugli scandali sessuali, senza dare il giusto rilievo ai problemi veri del paese, ai suoi nodi irrisolti, al degrado provocato dall'incompetenza dei governi retrivamente conservatori di destra, esecutivi che hanno badato all'estetica della forma, piuttosto che alla qualità della sostanza. La Giustizia è ancora un problema personale, uno scontro tra il premier e i processi che lo attendono, procedimenti sinora addomesticati con trucchi scorretti e con l'azione di avvocati che, il diseredato non può permettersi, venendo condannato a 4 anni di reclusione per uno zainetto e indotto al suicidio da una barbarie sociale e civile. Il conflitto di interessi è ancora lì, patente a tutti. Incombono le centrali nucleari, già obsolete prima di sorgere, un ricco affare e giro di appalti per i "soliti noti", da cui la politica trarrà vantaggi personali, rilanciando un'ENEL ormai parcheggio per gli amici degli amici, per amici ormai in disamro, per gli amici che devono acquisire esperienza. le fonti di energia alternativa sono snobbate e, laddove incontrano un minimo sviluppo, vengono lasciate in mano alle mafie, colpevole lo Stato. L'economia langue, l'occupazione è allo stremo, la forza contrattuale delle imprese è arrivata a picchi di prepotenza insopportabili, le misure governative per contrastare la disoccupazione sono risibili. Il territorio è terribilmente trascurato, abbandonato a sé stesso, preda degli elementi e degli agenti atmosferici, che imperversano a causa di un inquinamento fuori controllo, per niente valutato da chi guida il paese. La cementificazione è selvaggia. La corruzione dilaga sommersa. L'istruzione primaria, secondaria ed universitaria sono dileggiate da un ministro fantoccio e incompetente, mentre la ricerca è abbandonata a sé stessa. le mafie e le camorre prosperano e preparano l'assalto all'inutile Ponte, lasciando catturare qualche pezzetto di sé. Il razzismo, l'intolleranza avanzqno grazie alla cagnotte pagata da Berlusconi alla Lega. La Chiesa ingrassa pacifica e fa proselitismo politico, pagando il pedaggio elettorale alla forze conservatrici. Il killeraggio giornalistico è divenuta prassi corrente. La Cultura patisce scadimenti vistosi, basata come è sul servaggio televisivo, una TV completamente in mano al Veloce Raptor dei media, il Tirannosaurus Rex targato Mediaset, onnivoro nel cannibalizzare anche la RAI. L'Arte e la sua Conservazione sono annichilite dal taglio dei fondi, che ne depauperano la fruizione pubblica, la divulgazione scientifica e l'arrichimento culturale e materiale del paese.

Queste sono alcune delle ragioni che dovrebbero indurre la base popolare, la parte del paese che si riconosce in altri valori etici e morali, in alti ideali di eguaglianza, solidarietà, ecologismo e Cultura, a scendere in piazza per sensibilizzare la dormiente opinione pubblica dai guasti conservatori. Ma è una manifestazione che nasce spontanea, dal popolo della rete e dal popolo stanco dei rischi che corre la nostra fragile democrazia, mai sbocciata veramente dal dopoguerra ad oggi.

Ma un particolere non trascurabile agli organizzatori va suggerito, un consiglio caldamente sostenuto: non fatevi fagocitare dai politici che salgono sul carro, non concedete spazio ai tronfi poltronari, ai componenti della Casta dei privilegi che se ne fottono di noi. La manifestazione è un moto di popolo e tale deve rimanere, non deve farsi fagocitare da chi non l'ha promossa, me ne vuole godere dei benefici e della conseguente popolarità. Non deve concedersi ad esponenti che non hanno alcun progetto politico veramente alternativo alla destra conservatrice, ma sono mossi solo dall'anti-berlusconismo tout court. Certo qualunque compagno di percorso che abbia una certa rilevanza deve essere ben accetto, ma relegato ai margini, senza che contagi con il mal di protagonismo. Devono partecipare e lasciare la scena principale al popolo, al popolo sovrano, che deve svegliarsi e non delegare più passivamente le proprie scelte in campo sociale, etico e morale. nessuna ribalta a chi non ha una cultura dellasolidarietà, a chi si pasce di un populismo di bassa pregnanza, chi non ha fatto sentire la propria presenza ai lavoratori nelle fabbrice occupate, chi non ha mosso solidarietà chiara e netta ai cassa-integrati, a chi ambiguamente occhieggia alle centrali nucleari, al Ponte, alla cementificazione, a chi non ha a cuore la salvaguardia dell'ambiente, a chi specula sui disagi sociali dall'alto di contratti mediatici miliardari, attutti quelli che vivono da parassiti sulle spalle del POPOLO, ma sono distanti da esso anni luce, celandosi dietro lo schermo di un'opposizione falsa, opportunisticamente impostata per bassi interessi personali.


Per aderire alla manifestazione, comunicare o proporre iniziative locali e nazionali di sostegno o contattare il comitato potete scrivere all’indirizzo e-mail:
noberlusconiday@hotmail.


lunedì, 16 novembre 2009

Ma come siamo ridotti male!!

Siamo un paese avviato in un tunnel senza fine, buio oscuro, siamo un paese ridotto allo stremo, siamo messi proprio male. Abbiamo un premier che pensa in prevalenza a sistemari gli affari delle imprese di famiglia, si sottrae al giusto giudizio della giustizia, occupa lo spazio pubblico per rattoppare alle malefatte compiute per acquisire un monopolio mediatico, che sfrutta continuamente al fine di promuovere il proprio operato, la politica dei "fatti e non pugnette". Siamo messi male perchè abbiamo un'economia da repubblica delle banane, manovrata da fiscalisti anonimi, tesi alla composizione di finanziarie sterili, grame, cieche e sorde. Siamo messi male perchè l'istruzione, l'università e la ricerca sono soffocate, disintegrate. Siamo messi male perchè l'occupazione è ridotta al minimo, la disoccupazione  giganteggia e le risposte del governo sono scarse, se non nulle. Siamo messi male perchè la maggioranza politica cavalca l'onda sotto la bandiera del razzismo, della xenofobia, dell'integralismo cattolico a cui è asservita, prona, del leghismo ricattatorio. Siamo messi male perchè l'intolleranza la fa da padrona, perchè l'ottimismo patinato dai media fa presa sulla popolazione. Siamo messi male perchè si avverte palpabile un distacco delle caste dal popolo, inebriato dall'arrivismo, dal consumismo sfrenato, dall'edonismo. Siamo messi male perchè i furbetti e le furbette del quartiere scelgono la strada più facile, quella più remunerativa, per giungere agli scopi prefissati. Sin qui nulla di nuovo, è come sparare cui portantini della Croce Rossa mentre infuria la battaglia.

Ma dall'opposizione non si levano voci convincenti, risolutive. Siamo ridotti a innalzare ad icona della resistenza anti-berlusconiana addirittura un Di Pietro, emblema dell'ignoranza "che c"azzeccosa", un forcaiolo nato, un magistrato dalle dubbie qualità, che senza i riflettori delle televisioni, al tempo di Mani Pulite, sarebbe rimasto nell'anonimato del questurino. Il manettaro a tutti i costi è quanto di più lontano si possa immaginare dalla democrazia, dal buon governo (qualche lato oscuro lo ha anche lui, vedi inchiesta di Brescia). Sull'onda dell'anti-berlusconismo ha aperto un partito discusso e discutibile, con filiali ramificate sul territorio, ma non limpido, che non condivide con il popolo un progetto politico veramente alternativo alla destra, poichè quella è la radice da cui proviene. Di Pietro è di destra, una destra tutta sua, ma non certo ambientalista, visto che è un cementificatore nato.

Siamo ridotti ad innalzare ad icona dell'anti-berlusconismo un Marco Travaglio, nato come giornalista in area cattolica, collaboratore di Indro Montanelli al tempo de Il Giornale, autore di articoli  sul fascistissimo
Il Borghese inerenti alla pubblicazione di intercettazioni telefoniche dei compagni de Il Manifesto e di Lotta Continua. Un esponente di quel giornalismo con estrazioni di destra, che cavalcano, accompagnati da laute prebende, l'anti-berlusconismo senza un progetto politico di popolo alla base. A fargli buona compagnia ci sono Michele Santoro e Fabio Fazio, uomini da milioni di euro all'anno, che tengono a cuore le proprie carriere televisive, ma nulla hanno a spartire con i lavoratori, con gli oppressi, con i cassa-integrati con le istanze della gente comune, con la parte sana del paese, quella che vuole cambiare davvero qualcosa, che non sia altro l'ubriacamento televisivo. E' forse questa l'intellighenzia che dovrà cambiare l'Italia? Evidentemente NO!

Siamo ridotti male perchè dobbiamo riporre le speranze di un ribaltamento non a un progetto politico concreto, dobbiamo sperare che Berlusconi sia mandato a casa dai magistrati. Questa è oggettivamente un'altra casta, un corpo dello Stato che gode di privilegi, visibilità che sfrutta per iniziare carriere politiche. La Giustizia da millenni non è al servizio del popolo, ma contro il popolo. In nome della Giustizia spendiamo i nomi di Falcone e Borsellino, martiri della Giustizia vera, ma uccisi, prima di essere morti, dal Corvo, da Carnevale ammazza-sentenze, dal procuratore Meli, anch'essi facenti corpo della casta. Per un Caponnetto, un Falcone, un Borsellino, un Caselli, un Rosario Livatino, ci sono castaioli incalliti, personaggi in cerca dei riflettori per proiettare il proprio operato in una futura carriera politica, ci sono travet. La magistratura è un corpo a sé, che vive di corpuscoli che agiscono slegatamente, senza un fine comune: l'autorità di polizia giudiaziaria assicura i fuorilegge, i PM propongono pene, i giudicanti operano scelte discutibili, i giudici del riesame non si sa su che criteri lavorano, i giudici di sorveglianza rimettono in libertà con facilità e leggerezza estrema. Tutto fuorché un progetto politico alternativo che parta dalla base del popolo.

 Saimo ridotti male perchè la parte intellettuale del paese, costituita in prevalenza dagli accademici non è disposta a condividere un briciolo delle proprie posizioni, del proprio potere. Siamo ridotti male perchè l'opposizione ha dormito lunghi sonni sulla questione del puttanesimo, del transexismo, destandosi solo ora, che ha scoperto con Bersani che la crisi non è finita; viene da chiedersi dove è stato sinora. Siamo ridotti male perchè la sinistra è atomizzata, non riesce ad esprimere un progetto comune alternativo alla destra populista e totalitaria. Siamo ridotti male perchè i sindacati si sono staccati dalla base, difendono privilegi e poltrone. Siamo ridotti male perchè il popolo è ipnotizzato dai media, da quelli governativi e da quelli di un'opposizione cialtrona, un'opposizione che difende anch'essa interessi personali, poltrone, privilegi opportunistici, che ha tradito e tradisce i principi sanciti dalla Resistenza e dalla Costituzione dei padri fondatori.

Siamo contro Berlusconi, un danno per il nostro paese, ma non per questo dobbiamo perdere l'obiettività. Le rivoluzioni devono partire dal basso, dal popolo, da chi è ridotto alla povertà, da chi ha perso il lavoro, da chi non arriva a fine mese, dai paria che i signori della politica, dello spettacolo, della cultura (bassa e becera) hanno dimenticato.

SVEGLIATI O POPOLO!!!!


mercoledì, 04 novembre 2009

Cambiare tutto per non cambiare nulla

"Senza vento l’aria sarebbe stata uno stagno putrido, ma anche le ventate risanatrici trascinavano con sé tante porcherie", "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi",  "Dopo sarà diverso, ma peggiore", sono frasi topiche tratte da Il Gattopardo, dialoghi serrati, intessuti di riferimenti politici conseguenti alla ventata di "rinnovamento" e "riforma" che accompagnavano l'annessione del regno borbonico all'Italia nascente, ma già decadente e corrotta, marcia sin dalle fondamenta.

Il concetto è perfettamente applicabile alla "riforma" dell'Università fortemente voluta da, Mery Star Gelmini direte voi, no, voluta da chi tiene le sue fila, dal pezzo da novanta che fa muovere i pupi del consiglio dei ministri d questa disastrata repubblica. E' un disegno ce viene covato da lungo tempo, quello di strozzare gli atenei, fucina di pensiero contro-berlusconi. Vi hanno pensato il tandem Tremonti-Gelmini, pronti a eseguire i voleri del capo, togliendo l'ossigeno della liquidità alla notra Università, alla Ricerca scientifica e umanistica, cercando di interrompere le sinapsi di quel grande cervello pensante liberamente. E già i pedissequi elettori del regime hanno esultato, mettendo all'indice la classe docente storicamente di  sinistra, per queste povere menti, senza considerare che l'Università italiana è stata messa in ginocchio da una precedente riforma ideata con scelleratezza da Luigi Berlinguer, attuata criminalment da Letizia Moratti ed esaltata dal premier come una panacea.

Che l'intento sia di suscitare un ricambio accademico, di promuovere una classe docente accademica favorevole all'orientamento conservatore di Berlusconi, è comprovato da alcuni punti della riforma Gelmini, particolarmente dall'ineleggibilità dei rettori per oltre due mandati e dalle commissioni formate da accademici anche stranieri per l'ottenimento dell'abilitazione all'insegnamento. A parte sporadici episodi di nepotismo, in quella terra di nessuno che è il Sud, i rettori si sono alternati democraticamente alla conduzione degli atenei, salvo alcuni casi in cui il rettorato si è prolungato anomalmente, guarda caso proprio da parte di personaggi legati alla destra. Le commissioni chi le compone? Questo è un bel quesito. Ma saranno eternamente manovrabili da un ministero sempre più fantoccio, questa è una certezza.

Cambiare tutto per non cambiare nulla. Resistere per non essere travolti.


martedì, 27 ottobre 2009

Franceschiello secondo va a fare il Piacione in Casini (prima tappa di sosta)


Er Rutellone de nojartri se ne va, ha Barbarella sua che l'aspetta, già con due piedi in Mediaset. Come se non lo sapessimo, sai che novità, Francesco "guarda come sono bello" deve trovare la sua centralità e, come primo tappone, ma solo di sosta, va a fare una visita a Casini, in attesa di fare il grande salto e, dopo anni di lungo corteggiamento, convolare a giuste nozze con il Tappone successivo suo, testimone Barbarella, principessa in ostaggio alla corte del cavaliere, nel miglior stile della storia antica.

Non è una gran perdita quella di Rutelli, specialmente se rimorchia la Binetti, novella Giovanna d'Arco, un poco stagionata, un poco tanto tardona, ma sempre pronta a riprendersi la Vandea. Sarà il caso di dare la benedizione a questa nuova spedizione dei 25. Per loro si aprono prospettive centriste, ritroveranno la loro "centralità" innata e faranno opposizione esterna, rispetto allo schieramento naturale, ossia Il Pidielle. Amen.

Ma intanto per un piacione che va, ecco che si presenta un nuovo pretendente alla corte di Penelepo Bersani: il Tonino nazionale che, tra un muggito e un altro, manda in avanscoperta i suoi ambasciatori. Pier Luigi, stai attento, non cadere nel trappolone di Di(san)pietrino, quelli tirano sassate alla cieca, mostrano le mani candide, ma mostrano il dorso. Non si costruisce un'alternativa di governo con l'anti-berlusconismo tout court, un anti ondivago, zeppo, infarcito di ripicche e sete di vendette per torti subiti. L'IDV sta alla sinistra, come Berlusconi sta a De Gasperi; Di Pietro il cementificatore, Di Pietro il pontista, Di Pietro che cavalca l'onda del dissenso nel vuoto lasciato da Franceschiello Primo, detto Dario. L'orda barbarica che si fa chiamare Italia dei Valori, non ha valori condivisi con la sinistra, caro Pier Luigi, non ascoltare le loro sirene, che sono solo quelle di memoria celerina. Pier Luigi guarda a sinistra, quella vera, non i gendarmi di destra convertiti all'opposizione.

Chi vuol intendere intenda, chi vuol farsi fregare si accomodi, ma chi è un poco sveglio si è già accorto dell'insidia scivolosa Di(san)pietrina. Pier Luigi, stamose attenti!!!


lunedì, 26 ottobre 2009

Berlusconi vs Marrazzo: mettiamo il caso ipotetico che complotto fu

Va bene, l'ennesimo scandaletto gossipparo è scoppiato, questa volta dall'altro lato della barricata. Il governatore Marrazzo è stato colto con i testicoli nel trans, o con le mani nella marmellata, come va meglio a voi. Al braccio armato (di penna) del Pidielle non è parso vero poter gustare un piatto così succulento, offrirlo ai lettori pidiellin-fascio-leghisti condito con grassi sughi, straboccanti di oleosi, untissimi condimenti, una pacchia per il livido colesterolo politico coltivato in questi mesi di attacco erotico all'arrapato del consiglio.

E' emerso dalla rete, in questi giorni, tutto il becero e volgare chiacchiericcio dei camerati, quelli che "siamo famiglia, casa, chiesa e bordello", quelli che "una sveltina in piedi anche con una troia è bello", quelli che "mettersi in fila al sabato sera per andare a puttane è lecito". Questi soggettini non vedono al di là del proprio orientamento sessuale, ovvero solo ed esclusivamente la posizione del missionario, accompagnata da 15 flessioni cameratesche, questo il tempo necessario per pompare la moglie, fidanzata o mercenaria di turno.

Le inclinazioni sessuali sono insindacabili, è un diritto che dovrebbe essere sancito dal legislatore, discriminare per l'orientamento sessuale dovrebbe essere punito penalmente, anche se il revival fascista ripropone quotidianamente l'intolleranza per tutto ciò che è diverso dal machismo. Duole constatare che anche tra i progressisti, qualcuno ha storto il naso per la vicenda Marrazzo, ha sollevato obiezioni sull'etica sessuale in questione, ma si sa, la Binetti più che altro è invidiosa, avrebbe voluto chiamarsi Natalia e gustarsi gli infuocati momenti di intimità.

Proviamo ad aprire uno scenario ipotetico, fantascientifico, del tutto irreale: mettiamo che, sempre in via immaginaria, che qualcuno vicino alla maggioranza, conoscesse le abitudini del governatore della Regione Lazio. Proviamo a ragionare sul fatto che, attracerso i soliti loschi figuri dei servizi, abbia avvicinato i quattro militari dell'Arma, nonchè i trans coinvolti nella vicenda. Ipoteticamente si potrebbe supporre una messa in scena a regola d'arte, tanti i rappresentanti dell'ordine e i trans sono spendibili sul piano etico, morale e giudiziario. Ottenuta la miscela esplosiva, fantastichiamo sul fatto che si faccia esplodere la "bomba" con un detonatore a distanza, dagli effetti devastanti, proprio sotto le primarie. Questo spiegherebbe la candida e angelica affermazione del direttore di Chi (non voglio nemmeno chiamarlo giornale), il rifiuto di pubblicare il video dello "scandalo": tanto, senza alcun esborso finanziario, sapevano tutti, a droit, che sarebbe venuto tutto a galla, pilotato, telecomandato. In troppi sapevano, in troppi telefonavano...

Scienza o fantascienza? Ancora una volta la cronaca insegna che il gossip scandalistico porta solo il caos, la confusione, e serve a chi manovra i pupi, ai pezzi da novanta, per intorbidire le acque. Come cittadini siamo stufi, vogliamo che siano risolti i problemi del paese, senza la pagliacciata di ponti e centrali e sesso. Basta.

 


giovedì, 22 ottobre 2009

Vivere sotto lo stellone leghista

Ebbene lo hanno fatto, gli amministratori locali si sono sondaggiati, si sono misurati l'intensità dell'erezione mattutina e, come ogni buon gerarca, ogni rais locale, hanno seguito con fervida emulazione l'esempio del capo. Galan, il casto Formigoni e Tondo tra i più gettonati nelle regioni. Alto il gradimento del leghista Tosi, nella tradizionale storicamente nazi Verona, seguito a poche lunghezze da mastino Alemanno ed altri.

Ma non è tutto oro quello che luccica,  vivere sotto lo stellone leghista non è così edulcorato come vogliono farci credere, assorbire e ubriacare di dati, percentuali e opinioni parzialissimi e opinabili. Prendiamo ad esempio una serie di comuni del nord-est, sempre meno mitico, un comune ghermito, assorbito e pervaso di leghismo, collocato in una provincia che olezza da lontano di leghismo, inglobata in una regione impantanata nella melma leghista, in cui persino i consorzi per la fornitura di acqua potabile e per l'agricoltura sono lottizzati, invasi da mediocri figure di dirigenti in odore di leghismo, come tutti gli altri enti inutili, ma mantenuti forzatamente in vita per scaldare poltrone, politichetti leghisti, pidiellini e affini, per accontentare clientele elettoralmente utili. 

Un comune che all'inizio di un'estate delibera di rifare la pavimentazione stradale: una volta asportato il vecchio asfalto e prima di stendere il nuovo intercorrono almeno 45 giorni, come sulla Salerno-Reggio Calabria. Una volta consegnato l'asfalto nuovo di zecca passano almeno 3 mesi prima che venga apposta la segnaletica, ma nel frattempo deve avvenire un incidente in cui perde la vita un'anziana signora, causa la mancanza assoluta delle strisce e degli stop (documentato televisivamente e giornalisticamente). Bene, una volta confezionata una viabilità degna di questo nome, l'utenza si è rallegrata, ma è stata una contentezza effimera, di breve durata: l'acquedotto ha deciso di collocare la nuova tubazione e sta ribaltando, scavando, devastando il nuovo nastro di asfalto.

Quando si dice la coordinazione tra enti del medesimo stampo politico, tanto il costo sarà sopportato dai cittadini, sulle loro spalle il fardello economico pubblico aumenta, tanto il cittadino deve sopportare gli atti di amministrazioni arroganti, prepotenti, celoduriste. Tanto verrà rattoppata la strada, ma a furia di toppe dove va la sicurezza di chi percorre la strada, dei ciclisti che non hanno una loro pista, degli scooteristi, di chi cammina sul ciglio della strada senza un marciapiede?

La Lega, il nuovo della Prima repubblica che avanza.....


venerdì, 16 ottobre 2009

Ma la rivoluzione copernicana di Brunetta è solo a senso unico?

La riforma della Pubblica Amminitrazione fortemente voluta e imposta da Renatino Pocket Brunetta, basata su 34 punti imprescindibili, ha un sapore repressivo, rivolto in prevalenza all'annichilimento dei dipendenti pubblici, alla loro frustrazione professionale, all'ingabbiamento espressivo, culturale e lavorativo. D'accordo, la pubblica amministrazione  si è dimostrata spesso ostile verso l'utenza, magari diversi dipendenti non si sono applicati abbastanza, alcuni per di più hanno assunto comportamenti truffaldini, ma l'intento punitivo del ministrello pare eccessivo, soprattutto se rapportato a quanto in progetto per agevolare i rapporti tra i fornitori di servizi e consulenze e gli enti pubblici, queli che offrono prestazioni e servizi onesti, non certo le consulenze astronomiche e fasulle.

Professionisti che, per esempio, mettono la loro conoscenza a disposizione di un museo per la catalogazione delle loro collezioni, per la compilazione di schede aggiornate da inserire nel catalogo scientifico, fruibile dalla comunità scientifica e da tutta la collettività per approfondire la conoscenza della nostra patrimonio artistico assai trascurato. Nei punti cardinali del ministrino troviamo solo un "codicillo" dedicato al taglio indiscriminato delle consulenze verso gli enti pubblici, tra cui prestazioni di basso profilo economico come quelle appena descritte, ma alcunché contempla una razionalizzazione dei tempi biblici di pagamento di queste consulenze (parliamo dell'ordine di centinaia di euro).

Mettiamo che un museo nell'aprile del 2008 dia l'incarico della redazione di alcune schede di catalogo, mettiamo che a giugno 2008 venga conferito l'incarico ufficiale, mettiamo che ad aprile 2009 venga consegnato il materiale, mettiamo che a giugno 2009 vengano richiesti le certificazioni per prestazioni occasionali (non fraintendete) prontamente consegnate, mettiamo che a ottobre vengano inviate le notule per la liquidazione dei compensi (magari pure sbagliate), mettiamo che il pagamento avverrà a gennaio 2009. Messo tutto questo, caro Brunettino, riformare i problemi veri, seri, reali, invece di prendersela con la parte sociale più debole, mai?

Brunetta, ma non ti rode l'intimo?


 

lunedì, 12 ottobre 2009

Il monaco di Moooooooooooonza....

Il cavaliere si appresta a produrre un nuovo film: Giudici brutti, cattivi e comunisti. Si, quei giudici comunisti, frangisti, che lo attaccano personalmente ogni volta che viola una legge, ma è una violazione leggera, una violazioncina, niente di intenzionale, uno sgarro alla lege semmai lodevole.

Il cavaliere non attacca mai! E cos' i milioni di italiani che si sentirono dare del "coglione" per aver espresso una preferenza politica avversa a quella del premier, possono tirare un ospiro di sollievo, non sono mai stati attaccati loro.

Per chi se ne fosse scordato, il cavaliere stasera ha dato un bis a Monza, ha ripassato tutti i suoi successi: repetita iuvant. Nel frattempo la nipotina (da parte di fava) alle Pari Opportunità, relazionava  la legge sull'omofobia e sulla transfobia davanti a un Parlamento deserto, chiaro segnale dell'interesse suscitato dall'argomento; deputati incuranti dell'aggressione avvenuta a Roma ai danni di una coppia di giovanissimi ragazzi gay, perpretata da minorenni imbevuti di fascio ed orbace.

La cultura italiana si è improvvisamente aggravata, se ne attende la dipartita, la piangono tutti meno gli italioti.


domenica, 11 ottobre 2009

Il televenditore del consiglio a Benevento: the show must go on

Tra un topo e una trota, tra un presidente della Spa Paradiso e un Padreterno, inizia il primo show del televenditore del consiglio a Benevento. "Meno male che Silvio c'è" diffonde la stereofonia, in una giornata celebrativa, la prima dopo la schiaffo di Anagni appioppato dalla Consulta. L'imbonitore sul palco ci propina il ripasso trimestrale delle sue conquiste (non femminili, che avete capito) politiche interne e internazionali, ripete all'ossessione i risultati conseguiti, in un crescendo di enfasi, di pathos, di incensamento.

Il problema non è il cavaliere, lui fa il suo mestiere, propala soffi gagliardi di propaganda e, avezzo alla pubblicità televisiva, alla televendita, lo fa piuttosto bene. Vorremmo che fossero menzogne gonfiate ad arte, viceversa è la realtà, amara, dura da digerire, una realtà che ha un costo economico per gli italiani enorme. Prendiamo ad esempio gli accordi con la Libia, i sacrifici che dovremo sostenere per le riparazioni coloniali. Un trattato accompagnato da prestigiose commesse, secondo Mastrota del Consiglio, i cui benefici ricadranno sui soliti noti. Tra questi soliti noti esce miracolosamente fuori il nome dell'Impregilo un'impresa molto discussa e discutibile. Pensate forse che la mano d'opera per queste commesse internazionali sia composta da nostri connazionale? No di certo, se non un minimo. Allora quale è la ricaduta sulla collettività, quale la redistribuzione delle ricchezze?

E l'affare centrali nucleari è tragicamente vero: un costo enorme, uno sforzo economico immane che, se darà i suoi benefici, sarà fruibile tra almeno 40 anni, considerando la tempistica delle commesse pubbliche italiane con, come minimo, un altrettanto raddoppio dei costi, al pari della faraonica TAV sui cui appalti hanno banchettato in una ristretta cerchia di elite.

"Meno male che Silvio c'è" recita l'inno palesemente adulatorio, ma preoccupa la mancanza di discernimento critico del popolo berlusconiano: non è Berlusconi il problema, ma il suo elettorato.


venerdì, 09 ottobre 2009

Un discutibile premio Nobel per la Pace, indiscutibilmente non assegnato a....

Questo è un Nobel alle intenzioni, ormai è noto, un Nobel guadagnato con le dichiarazioni, difficilmente sostenibile quando si è presidente degli States e le proprie truppe combattono sotto la bandiera della nazione in terre lontane, sparano, uccidono e devastano regioni. Tuttavia le intenzioni di pace sono premiate, almeno quelle. Obama non nasconde un'azione di guerra con una presunta missione di pace, come accade sui lidi italioti.

Le prove ci sono, i nostri soldati combattono, non sono stanziati in Afghanistan solamente per azioni umanitarie come qualcuno ancora oggi vuole farci credere. Quindi certe proposte di candidature strampalate, bislacche mostrano il loro vuoto assoluto, l'intento puramente propagandistico, adulatorio, bislacco. Già il fatto che Cesarino nazionale sia accorso in armi accanto all'amico del cuore Georgino, il peggior delinquente apparso negli ultimi due decenni sul panorama politico internazionale, la dice lunga sulle intenzioni pacifiche del cavaliere.

Il pacificatore de nojartri si è affrettato ad inviare congratulazioni, a denti stretti, nei confronti di Barack Obama. Certo, gli saranno rimaste sul gozzo tutte quelle mediazioni internazionali "per il rilancio di una politica di cooperazione fra i popoli" da lui portate a termine e sbandierate come figurine della Panini ad ogni conferenza stampa. Ma possiamo dormire sonni tranquilli, sicuramente al prossimo soliloquio davanti ai media, non mancherà di sottolineare che l'assegnazione del Nobel ad Obama è frutto del suo intervento, della sua opera di mediazione, tanto che gli costa, a lui?

Intanto ci siamo svegliati nei giorni scorsi con la certezza di essere uno stato in guerra, uno stato aggressore, una nazione che spara.